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Pensieri prodotti dalla paura

scritto da un filo che vuole restare anonimo il 03/04/2017 alle 21:26

Ti scrivo perché sono in un momento di piena fragilità, una sensazione che ho provato poche volte nella mia vita, e chissà quante altre volte la proverò ancora.
Sono in casa, da sola; seduta su una sedia in cucina appoggiando il piede vicino ad uno dei miei cani, sdraiato sotto il tavolo; con l'intento di donarle un po' di affetto, un po' di carezze. Forse le ultime che potrei darle, le ultime in questi cinque anni. Scendo in basso per dargliele; trattengo un po' di lacrime che non vogliono scendere.
Ora ha chiuso gli occhi, li ha chiusi e si è messa a dormire; anche se chiuderli o tenerli aperti ora per lei non fa molta differenza: non vedrebbe comunque.
Sono in ansia e mi tremano le gambe, ma devo cercare di non farmi vedere nervosa dai miei cani, perché loro percepiscono meglio di noi il nervosismo o la paura; e si innervosirebbero anche loro. Eppure è quasi impossibile, perché loro non stanno a vedere i nostri atteggiamenti, li sentono e basta.
Ho messo una canzone poco fa, senza mettere gli auricolari, perché ho pensato che avrebbe potuto calmare anche loro. Però è più rilassante ascoltare il silenzio, in momenti del genere.
Sono in attesa di una chiamata, da parte di qualcuno, per sapere, come se non bastasse, cos'ha mio fratello.
Lo stesso motivo per cui mi ritrovo in casa, da sola, a scrivere qui.
Sono in casa, da sola; in compagnia dell'essere che più mi è stato vicino nella mia infanzia e preadolescenza, e che a breve sta per andare via.
Mi fa male la pancia, a causa dell'ansia; eppure mi dico che ho passato serate peggiori. Serate in cui avrei desiderato stare da sola in casa, senza nessuno; senza la mia famiglia divisa.
Stasera il mio desiderio in parte si è avverato, ma come al solito c'è sempre la paura a farmi compagnia.
La batteria del mio cellulare è quasi scarica, dovrei far sapere al mondo come sto, e lo sto facendo così.
Ma io vorrei chiedere al mondo come sta, eppure so già la risposta. Puoi dirmi che sei forte, puoi dimostrarmelo quanto vuoi. Però io la risposta la sto leggendo in questo momento nel riflesso degli occhi del mio cane.
L'ho letta prima, dalla stanchezza che traspariva da mia madre, con tutti i problemi che sta avendo ultimamente.
Ed è "fragile".
E a tutto ciò, rispondo con delle lacrime. Con delle lacrime che non vogliono scendere, per il costante desiderio di una vita di mostrarsi forti.
Ma che senso ha, se di nostra natura, siamo fragili, e l'unica speranza ad essere in grado di illuderci, è l'apparenza?

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