Questioni e dubbi religiosi

Domanda

#166 Il 19/08/2012 Simone di 23 anni ha scritto:
Gentile don Nereo, ho tantissimi dubbi...
Diciamo che mi sono interessato di filosofia e devo dire che ne sono uscito scottato. Non so più in cosa credere o a cosa pensare. Oramai sono scettico su tutto e questa cosa crea in me una profonda angoscia. Non scherzo quando le dico che non so nemmeno se esisto o se sono un'illusione o una qualche entità astratta.
Le incertezze sono molte. Vorrei superarle, vorrei andare oltre. Oltre ogni possibilità (compresa l'irrealtà della realtà) od evenienza. Anche oltre la mia stessa ragione e la mia stessa logica.
Vorrei, così, abbandonarmi al Cristianesimo. E' quella che, per me, è la religione migliore. Mi sento a casa quando sono in una chiesa. Però non riesco a fidarmi completamente di Gesù.
Se mi fidassi di Dio, direi “Beh, evidentemente mi sfugge qualcosa. Alla fine Dio è onnipotente e può fare tutto. E poi è infinitamente saggio. Saprà lui come fare. Magari non esisto, ma magari il suo amore è in grado di andare oltre. Magari non ho il libero arbitrio che vorrei, ma se lui mi dice che sono responsabile, gli credo”. Invece non è così. Chi si fida, appunto, si fida, non mette in esame Dio e la sua potenza. Se il mio amico mi promette di procurarmi dei biglietti per lo stadio, io non vado certo ad indagare i suoi metodi per procurarmi i biglietti. Non guardo se può o se non può. So già che può: me l’ha promesso. E se mi dice che sa già dove trovare i biglietti, perché mettere in dubbio la sua parola? Con Dio dovrebbe essere lo stesso. Si dovrebbe fidarsi.
Vorrei, semplicemente, che la mia fede non venga necessariamente confutata da un ragionamento umano e limitato.
Mi piacerebbe ricevere consigli da Lei. Se possibile e se non è di troppo disturbo.
La ringrazio in anticipo

La mia risposta:

Caro Simone, (ricordi Simone detto Pietro-Roccia? Anche tu sei una Roccia!) è bello sentire un giovane che si interroga sulla profondità della vita. Le tue riflessioni chiedono un lungo dialogo che io, per necessità e per rispetto sintetizzo. Per fortuna ancora un buon numero di giovani (anch'io lo fui tra questi), dopo la crisi leopardiana dei 16-17 anni, hanno la crisi filosofica, accorgendosi che nemmeno la filosofia dà ragione di tutto, anzi, a volte sconvolge più di tutto il resto, mettendo in crisi il pensiero stesso. Nemmeno il "cogito ergo sum" tranquillizza perchè "...sum...pensante) Pensierò? Sogno? E' il dubbio che ritorna. Allora io vado (come altri) alla Filosofia del contadino, la chiamo io. "Il sole sorge...tramonta..oltre e anche contro il mio pensiero e volontà". E' l'intuizione base: la concretezza dei fatti come veri. Per me è la percezione essenziale di esistere- Da qui, anche la percezione di Dio, su cui si innesta la Storia di Gesù-Figlio di Dio. A questo punto il Vangelo, secondo me, diventa anche il miglior libro di filosofia (amante della verità).
Allora sì vale tutto il tuo discorso successivo. La grande filosofia è arrivata a capire l'esistenza di un Essere assoluto, ma non a mettere in relazione con lui. Ciò è stato lo sforzo delle religioni...finchè Dio stesso si è rivelato al popolo di Israele e quindi in Gesù, l'Uomo-Dio di Nazareth. E qui troviamo non teorie, ma un fatto.
Ti suggerisco i Vangeli che sono non l'abdicazione della nostra ragione, ma il confronto-incontro straordinario, quello che fa capire e pacificare il senso della nostra vita.
Auguri, Simone; sono contento se in qualche modo ti sono stato di aiuto. Pace a te.   Ciao

don Nereo

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  • #166 Questa domanda
  • #495 domanda del 19/03/2015 inviata da gabriele
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