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Fiabe e racconti

Quel lago che ci divide

Quel lago misterioso

capitolo 1 - 26/2/2014

Racconto scritto da Chiara

Soffiava la brezza sul villaggio e le ultime luci del sole facevano da cornice alle casette di "Trecolori", un paesino in cui gli edifici erano tutti rossi, gialli o blu, i tre colori primari.
Le donne continuano a filare, i bambini continuavano a giocare e le prime famiglie iniziavano ad avviarsi verso le taverne per un pasto caldo...

Mentre il sole calava da una finestra spiccava una figura di ragazza intenta a leggere, illuminata solo da una lampada ad olio.
Sfogliava le pagine leggiadra, con le dita delicate, segnate solo da qualche graffio per colpa della carta.
I suoi occhi azzurro violacei brillavano più della lampada stessa, cosa che creava uno strano contrasto con i suoi capelli castani. Indossava un abito dai toni lilla, il corpetto era semplice, fatto di seta lucida e piccoli fiori di stoffa, con ricami dorati.
La gonna, morbida e scivolata, riprendeva lo stesso motivo del corpetto.
La cosa che la rendeva riconoscibile a tutti era il suo velo, il velo lilla che custodiva gelosamente fin da ragazzina.
Tra l'altro ella nascondeva anche qualcosa di ancora più misterioso. Il nome di questa leggiadra ragazzina era Iris.
I suoi genitori le avevano dato questo nome perché, quando era nata, sul davanzale del balcone erano sbocciati dei bellissimi Iris, di un violetto vivace.

Mentre il rumore delle pagine continuava a farsi sentire e la lampada ad olio si stava lentamente consumando una voce stridula come un violino stonato la interruppe.
-SORELLAAAAA! VIENI A CENAAAAA!-
Era il fratello di Iris: Sean, un grande rompiscatole. Sean era il fratello maggiore: alto, biondo con occhi color verde prato, con tratti forti e decisi sul viso.
Ed era anche molto popolare tra le ragazze, data la sua bellezza e la sua posizione nella società.
La famiglia di Iris infatti era molto agiata, di casta nobile, ed era sopravvissuta a un periodo terribile per il villaggio "Trecolori".

Era successo tutto così velocemente...
Iris aveva poco più di sette anni, Sean ne aveva dieci. Erano le sette di sera quando i soldati arrivarono nelle case del piccolo vilaggio.
Le case dei ricchi furono bruciate e saccheggiate di ogni bene, i bambini vennero uccisi, così come le giovani serve. La famiglia di Iris riuscì a fuggire, anche se a fatica, in Spagna e vi restò finché gli invasori non furono imprigionati a vita.

Tutta quella violenza era nata a causa dell'avidità di una famiglia di agricoltori poveri, che, invidiosi dei nobili del piccolo paese, decisero di corrompere il governatore della regione per inviare dei soldati pagati per questo scopo crudele e spietato.
La famiglia che aveva causato tutto ciò era rimasta nel paesello ed era diventata ricca e potente. Erano però evitati da tutti ed etichettati come crudeli, avidi e sanguinari!

E pensare che il promesso sposo di Iris era proprio un membro di quella famiglia!
Che disgrazia sarebbe stata per Iris... o forse no?
Il promesso sposo di Iris si vergognava del passato della propria famiglia, un giovane che avrebbe preferito vivere anche sotto ai ponti pur di essere felice. Il ragazzo si chiamava Erich, aveva gli occhi dai riflessi aranciati e un cuore d'oro.

Intanto, la sera faceva spazio alla notte e Iris, messa la camicia da notte, si sdraiò nel letto aspettando che Morfeo la cogliesse e la imprigionasse nel sonno beato.

A un certo punto però la ragazza decise di non aspettare Morfeo, si alzò dal letto e uscì fuori dalla finestra utilizzando come appoggio i rami del grande ciliegio nel giardino di casa. I suoi passi, leggeri e delicati, si confondevano con i rumori notturni che la circondavano.
Amava ascoltare i suoni della natura prima dello scoccare della Mezzanotte.

E poi, finalmente, illuminato dalla luna cominciò a scintillare un bagliore. Era il laghetto, quel laghetto, pieno di ricordi. Quando Iris era bambina andava a fare il bagno: d'inverno per le sue acque calde e d'estate per quelle stesse acque, ora piacevolmente fredde.

Ecco una cosa strana di quel lago:
d'inverno le sue acque erano caldissime, sprigionavano vapore e non si ghiacciavano mai, neanche se cadeva la neve. D'estate invece era talmente freddo che si congelava.

La leggenda diceva che nelle profondità del lago vivesse una civiltà marina chiamata "Gli angeli del lago" che si diceva proteggessero le persone dalle morti in acqua.

Iris aveva vissuto quell'esperienza sulla sua pelle, tanto che diventò così famosa da ricevere la mano del principe, che rifiutò.

Mentre girovagava per il lago con la sua grande zattera, ricordò quell'esperienza, vissuta mentre Morfeo la stava per sorprendere:
aveva undici anni, era una sera primaverile particolarmente afosa ed il lago era incorniciato da ciliegi in fiore, con i petali che gallegiavano sull'acqua.
L'allora bambina Iris si tolse i vestiti e si mise il costume per poi andare nelle acque a rinfrescarsi.
I genitori la controllavano a distanza. Il padre sfogliava il giornale e la madre cuciva con i petali dei ciliegi una coroncina per la sua principessa.
All'improvviso, mentre Iris nuotava vicino alla riva, una folata di vento creò un'onda che travolse la piccola. L'acqua entrò nel suo corpo, in gola, nei polmoni. L'ultimo respiro e poi affondò nelle profondità del lago. I genitori, con la voce spezzata, la chiamavano, ma non ricevevano risposta e intanto il corpicino di Iris, ormai inerme, cadeva nelle profondità del lago.
Finché qualcuno bloccò la sua discesa...

Era un ragazzo, alto, dalla carnagione dorata, e i capelli di color castano-dorato.
Diede alla piccola Iris il soffio della vita, l'avvolse nella seta color lilla e la fece ritornare sulla riva.
La piccola aprì gli occhi, vide i genitori, piangenti di gioia. La mamma, quando vide che il corpicino della piccola era avvolto dalla seta lilla, decise di fargliela indossare come velo, tanto le stava e per la fortuna che le aveva portato.

La notizia si diffuse ovunque e Iris diventò per tutti "la miracolata del lago".

Mentre Iris ripensava a queste cose, nelle profondità del lago, un ragazzo pensava e rimuginava.
Il suo nome era Cassandro ed era il principe delle profondità del lago. Dopo tanto tempo ancora pensava ad Iris, la bimba che aveva salvato e che ormai doveva essere una ragazza.
Voleva incontrarla, voleva conoscerla.
Era rimasto folgorato dalla sua bellezza appena l'aveva vista. Forse ne era innamorato, ma non se ne era ancora reso conto.

La madre lo guardava, sapeva che era innamorato di Iris, così decise di aiutarlo.
-Cassandro, vieni, figlio mio.- disse la madre;
-Arrivo, madre.- rispose lui;
-Senti, ti ho visto molto giù in questo periodo, in realtà sono quattro anni che stai così. Ho deciso di farti andare fra gli umani, perché so che la tua curiosità è grande e che il mondo degli umani ti affascina.
Perciò, ti donerò la possibilità di avere sembianze umane ma dovrai mantenere una promessa.-
-Quale, madre?-
-Quella di non rivelare la tua identità e dove sei nato agli umani. Potresti diventare un gabbiano se lo facessi!-
-Va bene madre.-
-Ti ricordi di tuo padre, che per essersi invaghito di una fanciulla che aveva salvato rivelo il suo nome e divenne sabbia?! Non farmi soffrire come fece lui con me, ti prego figlio mio.-

A presto con il secondo capitolo!

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